Social: buoni o cattivi?

I social non sono più quelli di una volta! Sono nati per metterci in contatto e adesso forse ci stanno allontanando gli uni dagli altri? Alcuni sostengono di sì, vedendo da una parte “attori” che producono contenuti per la loro platea su questo palcoscenico virtuale, e dall’altra timidi spettatori che restano a guardare.

Dirette, post pubblicati secondo un calendario ben preciso, stories… i social sembrano essere la nuova tv, dove chi decide cosa dobbiamo guardare è l’algoritmo che sembra conoscere bene i nostri gusti.

Da questo sembra nascere una domanda: siamo noi ad usare i social, oppure sono loro ad usare noi? Sarebbe davvero un paradosso.

Ma è davvero così? La verità come sempre sta nel mezzo.

Io ho sempre pensato – e continua a farlo – che la bontà di ogni mezzo e di ogni strumento nato dalle nostre mani dipenda dall’uso che ne facciamo noi in primis, a prescindere dallo scopo per il quale è stato creato.

Come sempre e per tutte le cose dipende da noi. Un mezzo diventa buono o cattivo a seconda dell’uso – o abuso – che noi stessi ne facciamo, facendolo diventare maligno anche se nato per un uso positivo.

 

Uno dei primi social

Era il 4 febbraio 2004 quando un gruppo di studenti di Harvard (Stati Uniti) diedero vita ad un sistema informatico che mise in contatto gli studenti di quella università. Sono gli albori di Facebook, al cui comando fin da allora c’è Mark Zuckerberg ed il sistema fu allargato anche ad altre scuole. Fu la mossa che aprì il social network al successo planetario, permettendo al suo fondatore di diventare milionario in breve tempo.

Oggi è disponibile in più di 100 lingue ed è usato ogni mese da più di 2 miliardi di persone. Nel frattempo Facebook è divenuto anche un servizio per le aziende ed uno strumento di social marketing: oltre ad inserire testi e foto permette di aggiungere video trasformando la piattaforma simile a You Tube.

 

Come sono cambiate le nostre abitudini?

Ad essere cambiati non sono solo la vita, il lavoro e l’informazione, ma lo stile e la routine giornaliera. La nostra vita ormai è digitale ed interattiva, chi è nato da poco non conoscerà più una società senza la rete, internet ed i social network. Siamo iperconnessi, legati ad internet, smartphone e computer. Senza questi non si lavora più, non ci si informa, non si compra.

L’accesso ad internet è ormai dominante nelle nostre vite ed il suo consumo giornaliero si stima essere di più di 6 ore. Una “bella fetta” di tempo: un quarto della tua giornata la passi su internet tra giochi, social network, siti web, ecc.

Ciò ha portato ad una rivoluzione anche in senso economico e lo sa bene il settore del gaming e del gambling.

Il gaming, l’industria del videogame, esiste ormai da diverso tempo ed oggi è uno dei settori più in fermento ed in crescita in ambito tecnologico. Moltissimi videogiochi sono ideati con caratteristiche differenti e per sistemi più diversi, inoltre la realtà aumentata è senza dubbio una delle novità d’interesse.

Così il gambling – il gioco d’azzardo – porta a scommettere online su qualcosa il cui risultato non è scontato. Potremmo dire che esso è un po’ intrinseco della natura umana, già decenni fa era diffuso: il gioco dei dadi, la roulette (datata 1796), il pocker (ha almeno 300 anni), altri giochi diffusi fin dai tempi delle Crociate o di Don Chisciotte, in Cina erano venduti biglietti della lotteria già 1000 anni fa…

Quindi, se cambiano le nostre abitudini cambia anche il modo di acquistare, già lo abbiamo visto durante la pandemia, con l’esplosione degli ecommerce intenzionati ancora a crescere.

L’era della rete e del digitale hanno cambiato molte cose, anche il nostro modo di vivere, ma non dimentichiamoci che molto dipende dall’uso che ne facciamo noi stessi.

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