Giovani e Social: rapporto di amore e odio

Tra i giovani appartenenti alla fascia di età tra i 18 e 24 anni è emerso che sempre più giovanissimi scelgono di ridurre il proprio tempo sui social, disattivando i propri profili. Quasi la metà ha ridotto la quantità dei dati condivisi, cancellando la cronologia e disattivando la geolocalizzazione, poiché sono consapevoli che i propri dati possano essere utilizzati da società.

 

Social: il “lato oscuro” per i giovani?

Spesso avrai sentito dire che i social media hanno un’influenza negativa e pervasiva nelle vite di tutti, principalmente dei giovani.

Sappiamo bene che gli adolescenti hanno bisogno di relazionarsi tra loro ed in questo ultimo anno è stato impossibile incontrarsi.

Ma poi è arrivata la pandemia che ha portato con sé l’impossibilità di uscire, fare sport, andare a scuola… ma come sarebbe stato affrontarla senza social media, totalmente isolati dal mondo esterno?

I giovani, hanno la necessità di relazionarsi con gli altri e comunicare con i coetanei, grazie ai social media questo può avvenire nonostante la criticità e le distanze.

I social hanno aiutato e stanno aiutando molte persone a superare questo periodo con maggiore agilità, pensa a Whatsapp e l’opportunità che offre di video chiamare con amici e parenti, oppure a Tik Tok il quale ha permesso a molti ragazzi di spaziare tra balletti e video divertenti.

“Non giudicare mai un libro dalla copertina”, questo pensiero vale sia per i social media, sia per tutto il resto. Viene facilmente puntato il dito contro tutte le piattaforme digitali considerate come le tentatrici al “lato oscuro” delle nuove generazioni, ma non è proprio così. Come sempre è l’uso che ne viene fatto.

 

Gli amplificatori della comunicazione

Il periodo di quarantena, dovuto alla pandemia, ha confermato che i social network sono diventati necessari nelle nostre vite e che abbiamo sempre più bisogno di relazionarci con altre persone, anche virtualmente, soprattutto nei momenti di sconforto. È ben risaputo che siamo infatti animali sociali. Senza social network e senza Whatsapp penso che tutti in generale e soprattutto i giovani, avrebbero perso, per troppo tempo, i contatti con le persone conosciute, limitando i rapporti alla famiglia stretta.

Molte persone hanno poi usufruito di queste piattaforme anche per lavorare e trovare tanta informazione grazie ai profili verificati. Se usati bene, quindi, i social media sono mezzi di massa per comunicare.

Se di solito i social potevano allontanare i contatti umani, in questo delicato periodo sono stati l’amplificatore per diffondere messaggi, smorzando quel senso di solitudine che ci ha accomunati.

 

Avevamo già sperimentato il distanziamento?

Spesso però mi chiedo: da un anno ad ora, quanto tempo dei giovani, sottratto alla scuola, è stato speso sui social media?

Se già gli adulti di oggi sono deficitari nelle loro relazioni virtuali, pur partendo da un bagaglio di relazioni interpersonali reali, allora gli adulti di domani quali sorprese riserveranno?

Grazie ai social il vero distanziamento lo abbiamo scoperto già prima del Covid-19, un distanziamento fisico che agevola un distanziamento sociale, a dispetto di qualsiasi situazione sanitaria. I social hanno la capacità di amplificare qualsiasi fenomeno, indipendentemente da quale questo sia, esaltando anche le notizie e le caratteristiche – non sempre quelle migliori – degli utenti.

La sostanza che oggi crea maggior dipendenza è il narcisismo ed a fare la differenza non è il mezzo, bensì chi lo usa e come lo fa.

Per esempio, sui social la contrapposizione di idee si traduce in lacerazione dei rapporti, prima virtuali e poi interpersonali. Se si toglie l’amicizia a qualcuno che non ha le nostre stesse idee si rinuncia al colloquio – magari dopo qualche scontro d’ira – ma spesso ciò che si cerca non è il dialogo, ma l’adesione alle proprie idee, considerate da noi stessi le migliori.

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